Da Dove Veniamo

6 giugno 2026

Far crescere la tecnica senza far regredire il cuore.

— Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas

Le Impronte sulla Tastiera

Nelle ultime settimane ho letto decine di post sull'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Persone diverse — preti, sviluppatori, sociologi, filosofi della domenica — che riassumono il documento, ne traggono spunti, dicono la loro opinione.

C'è una cosa nuova che mi sta succedendo, e che fino a un anno fa non sarebbe stata possibile: riconosco l'AI dietro al testo.

Claude ha un suo modo di articolare — frasi bilanciate, transizioni morbide, sfumature esplicite. ChatGPT lascia il segno con le bullet list, gli "ecco i tre punti chiave", una certa sicurezza un po' didascalica. NotebookLM si vede nei riassunti che sembrano una lezione. Perplexity nelle note numerate e nei link in coda.

È che ogni modello è una mediana di un certo corpus, e ognuno ha la sua voce. A me piacciono i paralleli, le metafore e i simbolismi: Come riconosci uno chef dai suoi piatti anche se non gli vedi mai la faccia, come riconosci un collega dal codice, così riconosci un IA nel testo.

Quasi tutti questi post parlano di un Papa che scrive di intelligenza artificiale, e quasi tutti questi post sono stati scritti con intelligenza artificiale. Qualcuno parla di solidarietà, giustizia sociale, dignità umana e anche in questi vedo la prosa dell'IA. Il Papa che usa il linguaggio della Chiesa per parlare della macchina. La macchina che usa il linguaggio dell'umanità per parlare di sé. L'umano che usa la macchina per parlare del Papa che parla della macchina.

C'è una ricorsione vertiginosa e mi sono fermato.

Il Post di Cinque Mesi Fa

A gennaio del 2026 ho ripreso in mano i miei vecchi appunti sui paralleli interdisciplinari. Imparare dai Giganti. E' un piccolo catalogo personale di analogie che negli anni mi hanno aiutato a capire il software:

  • L'Uomo Vitruviano di Leonardo che si specchia nelle proporzioni di una UI ben fatta.
  • L'aposematismo delle rane velenose che ritroviamo nei colori dei bottoni di errore.
  • I pattern architettonici di Christopher Alexander che la Gang of Four ha trapiantato nel codice.
  • Il sintomo patognomonico della medicina che torna nel debugging.

Era una riflessione pratica: usa le scienze antiche come scorciatoia per capire una scienza giovane.

Ma c'è una domanda che non avevo mai messo a fuoco. Perché esistono questi paralleli?

L'ho liquidata con l'evoluzione convergente. Problemi simili, soluzioni simili. Il cervello umano cerca pattern. La natura, l'arte e il software finiscono per assomigliarsi perché obbediscono tutti a vincoli di efficienza, simmetria, leggibilità.

Una risposta tecnica ma terribilmente superficiale.

La Risposta Scomoda di Guénon

Su consiglio di un amico ho preso in mano Simboli della Scienza Sacra di René Guénon. Troppo aristocratico, un po' troppo definitivo, troppo poco "moderno" per i miei gusti ma non per questo "non attuale".

Leggerlo ora che passo le giornate a istruire macchine, ha un sapore veramente tanto amaro.

Guénon dà una risposta molto diversa alla mia domanda sui paralleli. Non è evoluzione convergente. Non è il cervello umano che cerca pattern. È che tutte le forme tradizionali, dalle piramidi egizie alla cattedrale gotica, dai mandala tibetani agli archetipi platonici, derivano — secondo lui — da una Tradizione Primordiale unica. I simboli si ripetono in culture remote non perché si siano scambiati informazioni, ma perché attingono alla stessa sorgente metafisica.

È una direzione che non avevo mai percorso così rivolto a cogliere parallelismi. Crescita esponenziale, rincorsa, rallentiamo un attimo. Quello che mi colpisce è la direzione della domanda.

Io guardo i paralleli tra le scienze e mi chiedo: come fanno a somigliarsi? Lui guarda i paralleli e si chiede: da dove vengono?

La prima è una domanda di ingegneria. La seconda è una domanda di origine.

E le due domande producono risposte molto diverse.

La Critica

Guénon ha scritto, cento anni fa, una critica al mondo moderno che oggi suona profetica in modo quasi imbarazzante.

Il moderno, diceva, ha sostituito la conoscenza con la scienza profana: un sapere che rifiuta l'intuizione, si limita all'empirico, si disperde nella specializzazione, e ha come unico scopo il dominio della materia tramite applicazioni industriali.

Rileggo quella frase pensando all'intelligenza artificiale.

Un LLM è la perfetta incarnazione della scienza profana così come Guénon la descrive. Non c'è intuizione, c'è statistica. Non c'è contemplazione. È la produzione industriale di un'intelligenza puramente analitica, ridotta alla sua dimensione quantitativa.

Guénon non aveva visto un transformer né una rete neurale in vita sua. Ma aveva descritto con precisione il terreno su cui i transformer sarebbero cresciuti.

E aveva indicato anche cosa sarebbe mancato: il perché dietro al cosa.

Papa Leone che Cita un Papa Leone

Il 15 maggio 2026 Papa Leone XIV ha firmato la sua enciclica, Magnifica Humanitas. 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, il documento del 1891 che inaugurò la dottrina sociale della Chiesa parlando dei diritti dei lavoratori nell'era industriale.

Il messaggio implicito di quella scelta del nome e della data è chiaro come un'eco. Rerum Novarum parlava degli umani davanti alla macchina a vapore. Magnifica Humanitas parla degli umani davanti all'IA.

L'enciclica è lunga. Non posso e non voglio riassumerla qui: c'è già abbondanza di post che lo fanno, alcuni anche scritti da esseri umani. Altrimenti fate copia-incolla dentro ChatGpt e avrete il vostro riassunto fatto dalla macchina senza portarvi a casa la palestra. Mi limito a una singola frase, un monito, par.126:

Far crescere la tecnica senza far regredire il cuore.

Il verbo — regredire il cuore — è una scelta lessicale che non si dimentica. Non "trascurare". Non "ignorare". Regredire. Tornare indietro, atrofizzarsi, perdere capacità.

Il Papa, da una tradizione completamente diversa da Guénon, finisce per dire la stessa cosa. Spostare il centro dal cervello al cuore. Non lasciare che la potenza tecnica del mentale faccia atrofizzare l'intuizione, il giudizio, l'umanità, il cuore.

Due voci lontanissime — un metafisico francese convertito all'Islam, e un Papa statunitense agostiniano — che convergono su un punto preciso.

E forse questo è un altro parallelo da aggiungere al mio catalogo.

La Domanda Riformulata

Torno alla mia osservazione iniziale, quella sui post scritti con l'AI sull'enciclica sull'AI.

Pensavo che la domanda interessante sull'IA fosse: dove stiamo andando? Cosa sarà capace di fare tra tre mesi, quali professioni cambieranno, quanto del codice scriverò ancora io e quanto scriverà la macchina, quali rischi ci saranno nel consegnarci alle macchine e così via.

È una bella domanda. È quella che fa scrivere libri e organizzare conferenze.

Ma è una domanda strettamente moderna, nel senso che le darebbe Guénon. Tutta proiettata in avanti, sull'azione e sul progresso. Tutta cervello, niente cuore.

La domanda che né Guénon né il Papa mi hanno suggerito a parole ma che mi hanno fatto sentire urgente è un'altra, ed è la domanda che dà il titolo a questo articolo.

Da dove veniamo?

Non come specie biologica. Da dove vengono le cose che ci rendono umani in modo non riducibile alla statistica. Da dove viene la capacità di riconoscere il significato dietro ai simboli. Da dove viene il giudizio. Da dove viene quella cosa che, quando leggo un post scritto bene, mi fa sentire che dietro c'è qualcuno — e che, quando leggo un post scritto da un IA, mi fa sentire che dietro non c'è nessuno, solo l'eco di tutti.

Non ho la risposta ma mi basta che la domanda venga riconosciuta come legittima e necessaria nell'epoca in cui stiamo entrando.

Finché non sapremo da dove veniamo, non avremo strumenti per giudicare dove stiamo andando.

Conclusione: Il Centro

Forse non è un caso che io abbia preso in mano Guénon proprio adesso. Forse non è un caso che il Papa scelga questo momento per scrivere la sua prima enciclica.

L'AI non è soltanto una tecnologia straordinaria, ha ambiti di applicazione in una sfera mai interessata prima dalle scienze tecniche. È uno specchio che ci restituisce un'immagine inquietante di noi stessi: quella di un'intelligenza ridotta a statistica, di un linguaggio ridotto a probabilità, di un sapere ridotto a applicazione.

Guénon direbbe: l'intelligenza analitica senza il centro. Il Papa dice: la tecnica senza il cuore.

Io, sviluppatore quarantasettenne, dico più modestamente questo: un LLM è la mediana di quello che siamo stati. Sta a noi continuare a essere qualcosa di più.

I paralleli tra le discipline forse non sono semplice evoluzione convergente. Forse sono il sintomo che, sotto la varietà delle forme, qualcosa di unico continua a parlarci.

Quel qualcosa oggi fa molta fatica a farsi sentire — tra il rumore degli output, la velocità dei deploy, la quantità di token che ci attraversano ogni giorno.

Sta a noi tenere il centro. Sta a noi utilizzare il cuore.